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Martedì
24 Novembre 2020

Saper piangere

“Inutile piangere”. Quanto volte ce lo siamo sentiti dire? E quanto volte l’abbiamo detto? “Piangono le femminucce, i deboli d’animo”. Quindi piangere è disdicevole? O tempora, o mores, mi verrebbe da dire. In una società in cui bisogna essere dalla parte del successo, dimostrarsi forti e resilienti, perché se lasci intravedere i tuoi punti deboli, come in guerra, sei spacciato, può ancora essere accettato l’inutile pianto? Si piange per dolore, rabbia, gioia e si può piangere per un torto subito? Ci si può piangere addosso e si piange sul latte versato, e si può perfino far finta di piangere. “Pianger miseria” si dice di chi continuamente si lamenta. E si può pianger per quel che fu? “Piansi la bella giovinezza, e il fiore De’ miei poveri dì, che sì per tempo Cadeva” ci dice il Leopardi.

Inutile piangere per un film o per un libro? Si piange come vitelli o piange il cuore quando una tragedia ci subissa? Quando infermieri e medici mettono a rischio la loro salute per la vita degli altri, scene alle quali assistiamo di continuo, non è consentito piangere? Chi determina quando è concesso un utile piangere o quando è solo un inutile frignare? Nell’epica greca gli eroi piangono: “Terra e lacrime, così nacque la stirpe umana”. Piange Odisseo, costretto ad andare a letto con l’immortale bellezza, rappresentata dalla bellissima figlia di Atlante, ma non sopporta il nostro eroe una relazione unilaterale, erronea.

Piangono Achille, Agamennone, Diomede, Patroclo, Ettore, eroi leggendari che hanno combattuto le battaglie più dure e vinto i nemici più agguerriti. Gli dei ci invidiano terribilmente il nostro essere mortali, quello sì divino, che rende sacro il nostro agire, mentre terribile è l’immortalità che rende vacua ogni azione. Ma solo gli uomini e le donne che hanno la forza di non nascondere le proprie debolezze possono vincere il nemico più odioso: la paura della propria mortalità. Dovremo trasformarci, ripensare all’importanza di una cosa inutile e fondamentale, il pianto. E non serve inventarsi storie nuove. Ancora una volta, e come sempre, ci vengono in aiuto gli eroi greci. “Gnothi seauton” Conosci te stesso ci ammonisce o ci insegna o ci guida l’oracolo. Senza paura di piangere, senza frenare le lacrime che altrimenti si depositano nel cuore e lo incrostano come fa il calcare con la lavatrice. Sì, un uomo per diventare se stesso deve saper piangere.

Michil Costa

Laocoonte, particolare, Musei Vaticani