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11
Sabato
11 Luglio 2020

Rose bianche

I petali di rosa hanno molteplici colori. A volte sono bianchi, ad anticipare l’incantesimo della neve che d’inverno tornerà. Emerge dalla memoria la poesia di un poeta tedesco dell’Ottocento, Theodor Storm, in bilico tra patetismo e lirismo sublime dal titolo Rose bianche. Lo scrittore Hermann Sudermann rimproverò allo Storm di essere un “poeta dell'albero di Natale”, mentre il filosofo ungherese György Lukács ammirò in lui l'artista pur rilevandone il lato piccolo-borghese, e così Thomas Mann, che ne deplorò il successo presso i nazional-sciovinisti e reazionari. Il mondo è bello perché vario, e oggi va così, con una poesia struggente, sensuale, vagamente erotica. Buona lettura.

Ti mordevi le labbra tenere
Finchè il sangue ne usciva;
Lo volevi, lo so,
Perché allora la mia bocca le chiudeva.

Lasciavi la tua chioma bionda sbiadire
Al sole ed alla pioggia:
Lo volevi, perché la mia mano
La carezzava.

Sei in cucina tra fiamme e fumo
Che bruciano le tue mani delicate:
Lo volevi, lo so,
Perché il mio sguardo vi si posava.


Cammini al mio fianco
E non ti curi di me;
Ora mi duole la tua mano bianca,
Il tuo dolce viso.

O dì come un tempo una parola cara,
Dimmi una parola sola!
Le ferite silenti ancora sanguinano,
Anche tu non hai pace.

Mi duole ora che la tua bocca
si chiude muta davanti a me,
Io l’ho baciata già migliaia di volte,
E mille altre.

Ciò che era allora sublime
Adesso spezza il cuore;
Lo sguardo che mi bevve l’anima
Come un estraneo mi sfiora appena.


Le strade sono buie,
Soffia il vento d’autunno;
Addio, mia bianca rosa,
Mio cuore, mia donna, mia bambina!

Come tace il giardino,
Io me ne andrò lontano;
Non ti rivelerà
Che mai più tornerò.

Solitario è il cammino,
Senza compagni il viaggio;
Solo le nubi in cielo
Terranno il passo.

Sono stanco da morire;
Perciò vorrei restare
E vorrei esalare la vita
E la brama e la pena.

(Traduzione Adelmina Albini)