Il fascino di questo posto
non sta in quello che c'è
ma in quello che manca.

This is not a cliché.

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Fanes

L‘Auróna, “el paìs dal òr y da la lùmes” (il paese dell’oro e della luce). Oro e pietre preziose dappertutto, vi è solo una macchia che oscura questo brillio: l’imponente portone alato, che dà accesso al regno, non si apre. Mai.

Non vi è un raggio di sole che riesca a penetrare le tenebre. L'oscurità regna sovrana e al buio le pietre preziose hanno perso il loro splendore: non luccicano. Tanti anni fa, il re d'allora strinse un patto con il diavolo: il re e la sua corte, avrebbero rinunciato alla luce del sole, in cambio, il diavolo avrebbe soddisfatto in eterno la loro brama di pietre preziose ed oro.
È forse una metafora dei nostri tempi?
No, “les stories de Fanes é pö tröp plö vedles”, le leggende di Fanes sono state tramandate oralmente dai primi popoli dolomitici. L’Aurona è solo una tra le tante leggende del Regno di Fanes, proveniente da un regno magico del passato.
All'inizio del ventesimo secolo, Karl Wolff si è messo alla lunga ricerca di queste leggende, armato di taccuino e penna. Ha ascoltato i racconti dei ladini con pazienza, annotandone le storie con solerzia. Ed è così che queste leggende sono state messe su carta, arrivando a nuovo splendore.
Non vi è ancora un’opinione unanime sul significato del nome ‘Fanes’. L’alpe Fanes è menzionata per la prima volta tra il 1002-1004. L’altopiano, l’odierno parco naturale Fanes-Sennes-Braies, si estende tra Marebbe, Dobbiaco, Cortina e Badia. Non è un prato verde da pascolo; roccioso e frastagliato, ricco di laghi, suscita stupore. Eppure, nonostante possa essere raggiunto solo dopo una lunga marcia a piedi, attrae numerosi scalatori ed escursionisti curiosi.
Lassù, in alto in alto tra il Hoher Geisel e il Conturines, si narra dell’esistenza di un regno fittamente abitato, il Fànisburg, la cui fortezza giaceva sul Conturines e le marmotte ne erano guardiani e custodi. Ma poi, giunse la fine: quando l’ultimo re di Fanes abbandonò i suoi guardiani, il regno crollò.
Oggi si sente ancora, il fischiettio delle marmotte, all’ombra del Lagazuoi, tra le rocce fredde e i raggi di sole caldi e luminosi, che trafiggono l’amena aria autunnale; è come se il vento ci parlasse, raccontandoci dello splendore passato di questo regno, quando l’uomo e la natura erano una cosa sola.

Elide 

Fonte: 2009, Karl F. Wolff, “Dolomiten Sagen” (Spectrum, Verlagsanstalt Athesia Bozen)