This is not a cliché.

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Mercoledì,
04 Febbraio 2015

Famiglia Costa

Un giorno senza sorriso è un giorno perso.

“I Costa hanno nel sorriso la loro forza: positivamente contagiosa,
efficace come un balsamo di buona vita.”

Forse è una leggenda ladina, ma pare che la famiglia Costa sia sempre stata amica di Charlie Chaplin. E che di uno dei motti di quel piccolo grande genio abbia fatto tesoro: ‘Un giorno senza sorriso è un giorno perso’. Ebbene sì: la caratteristica saliente dei Costa, mogli dei figli e figli dei figli compresi, è il sorriso. Un sorriso che contagia. Rassicura. O meglio, rasserena.
Il sorriso di Ernesto è pura energia, sa di latte appena munto, di fieno falciato, di neve ghiacciata. E’ un sorriso che romba, come il motore monocilindrico di una Guzzi Falcone. Quello di Anny è una carezza. Sa di genziana ed è di una sobrietà pacificante. Assomiglia alla spuma di un torrente in un giorno d’estate con il sole. Il sorriso di Michil è viandante. Ha a che fare con lo spazio e la profondità. Ti avvicina al Sassongher e ti fa sentire in Tibet. E’ un sorriso libero, un sorriso che sa. Quello di Mathias infonde estrema sicurezza. Ti accompagna sui passi e ti fa sentire la neve più candida di quello che è. E’ un sorriso che sa di stretta di mano vigorosa, pulita, senza ombra alcuna. Il sorriso di Maximilian ha a che fare con i sogni. Quelli belli, che quando ti svegli ti senti bene. E’ un sorriso genuino, che sa di pane abbrustolito, marmellata e caffè.
Così, quando uno dei Costa ti augura bun dé, sai subito che il giorno sarà davvero un bun dé. Perché l’energia trasmessa da ognuno di loro è positiva, sempre. E ti viene da chiederti: cosa ho fatto per meritarmi questo? E subito dopo pensi: ecco, noi cittadini non siamo più abituati alla schiettezza semplice, all’immediatezza dei sentimenti. Viviamo in un ambiente compresso, in cui prima s’impara a mediare, poi eventualmente a dare. Per questo, se non siamo completamente assuefatti al vortice metropolitano, ci sentiamo poveri in mezzo all’infausta ricchezza che abbiamo creato. Quasi impauriti. Perché capiamo che la nostra agognata ricchezza è fatta di convenzioni, ed è ingannevole quanto un commercial televisivo. Per questo, certo non solo per questo, cerchiamo rifugio verso l’alto. E quale miglior rifugio si può trovare ai piedi delle Dolomiti, se non quello creato da gente ladina in terra ladina, fatto di accoglienza e ospitalità? Chi viaggia, nell’intimo, cerca questo. Si possono avere mete ambiziose, come spostare confini, o avventurose, come varcare fiumi e montagne. Ma nel fondo del nostro cuore si cerca una dimora, per il corpo e per l’anima.
Ebbene qui, di fronte a queste persone così ampie che sembra di essere sui prati di Col Alt, c’è Casa. Qui, proprio di fronte al Sassongher, c’è una grande famiglia che comprende tutti coloro che si adoperano ogni giorno per dare vita alla Casa con la forza di un sorriso mai banale, mai forzato. E che risplende come un ritornello che suona più o meno così: oggi è il primo giorno di tutto il tempo che ci rimane da vivere. E allora che sia un bun dé, perbacco. Un bun dé di allegrezza, leggerezza e semplicità. Grazie famiglia Costa!

Francesco Ricci