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18 Novembre 2019

Due chiacchiere sul vino

Gentile ospite, come lei ben sa il vino è materia complessa. Basti pensare alla parola sommelier per rendersene conto. Il termine deriva dal francese somme (bestia da soma) e lier (legare). Le due parole unite letteralmente significano conducente di bestie da soma. Perché affibbiare un nome del genere alla nostra categoria? È presto detto: era abitudine dei soldati napoleonici legare le botti sulle bestie da soma per trasportare il vino e colui che si occupava di accompagnare il vino in giro per l’Europa nel tempo si è evoluto professionalmente fino a diventare l'esperto che oggi tutti conosciamo. Se poi, caro ospite, lei è un tipo curioso si sarà chiesto come mai le bottiglie di vino più diffuse sono da 0.75 cl. Essenzialmente per due motivi. Il primo è fisico: la capacità polmonare degli antichi soffiatori di vetro sembra permettesse loro di creare, con un unico soffio, bottiglie di tale capacità. Il secondo è burocratico: nel mondo anglosassone, per questioni di tasse portuali e costi di trasporto, una cassa di vino doveva contenere al massimo due galloni. Un gallone equivale a 4.5 litri: ciascuna cassa poteva ospitare dodici bottiglie. Ed ecco l’operazione: 2 galloni = 9 litri. 9 litri fratto 12 bottiglie = 0.75 cl ciascuna. Semplice, no? E immagino che fra le sue domande più impellenti a cui cerca di dare da tempo risposta ci sia anche quella riguardante la vitis vinifera. Quale paese ha la maggiore varietà di vitis vinifera al mondo secondo lei? L’Italia, ça va sans dire: ne ospita oltre 350 tipi diversi. Ah, già, ma cos’è la vitis vinifera? È la vite, la madre di tutti i vini, perbacco (e qui un per bacco ci sta proprio bene). Ma torniamo alle bottiglie da 0.75. Sa quanta uva serve per riempirla come si deve? Circa un chilogrammo e due etti. Mica male, non trova? Ora, prima di salutarla caro ospite e di tornarmene in cantina a sistemare qui e là oltre trentamila bottiglie che equivalgono a trentasei tonnellate di uva più o meno, le svelo un’ultima cosa: il vitigno più coltivato al mondo è il Cabernet Sauvignon, seguito a ruota dal Merlot e nel corso degli ultimi vent’anni, queste due varietà hanno visto raddoppiare il numero di ettari coltivati. E adesso gentile ospite la aspetto qui in cantina: non vedo l’ora di svelarle altre gemme preziose riguardanti il nettare più impagabile, prodigioso, ricercato e inestimabile che esista al mondo. Vives!


Paolo, Service supervisor