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17
Domenica
17 Maggio 2020

Il capriolo

Franz Marc, capriolo rosso

Verso sera, quando la primavera accarezza l’estate, i caprioli escono al pascolo. Ed eccoli sui prati al limitare del bosco, zampettare leggeri. Ci si può avvicinare, non tanto per toccarli, ma per giocare da lontano un po’ con loro. Basta non indossare abiti sgargianti e muoversi in silenzio, con gesti molto contenuti. Sono vispi, i caprioli: lo sguardo è birichino, e nello stesso tempo dolce. Se per caso hai un binocolo, appoggialo a un bastone o sopra un sasso. Così la mano non inizia a tremare per la stanchezza. Muoversi con grazia nell’ambiente naturale è il modo migliore per osservare gli animali. E per capire che anche noi, con il nostro respiro tranquillo, facciamo parte della natura. Di solito dal bosco esce prima la mamma, seguita a poca distanza dai cuccioli. Il richiamo della prima erba è irresistibile, è come trovarsi di fronte a un gelato verde, squisito. La mamma si riconosce perché non ha corna, per il pelame che conserva ancora adesso il grigio dell’inverno, per la macchia bianca a forma di cuore che ha sul sedere e per il ventre più grosso, che deve ancora partorire. Se si è fortunati si può vedere il maschietto, nato un anno prima: compie gli anni a giugno e il suo pelo è già rossiccio. E come regalo di compleanno riceverà a breve un bel paio di corna. Ed ecco la sorella gemella, sottile e piena di grazia. Anche lei ha già il manto estivo e gioca col fratello saltandogli intorno qui e là. Entrambi hanno il collo lungo e sottile. Attenzione: da un angolo del prato compare il maschio più grande: ha due anni e ha da poco ripulito le corna che paiono già ramificate. È vivace, anche se più attento e scrupoloso dei due cuccioli: bruca qualche croco, alza la testa e ritorna dentro il bosco.