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Giovedì
23 Luglio 2020

La macchina per scrivere

Il 23 luglio del 1829 viene brevettata dall’americano William Austin Burt la prima macchina per scrivere. La macchina è composta da una scatola rettangolare di legno (12 x 12 x 18), che funziona premendo una leva rotante in modo che le lettere di inchiostro possano entrare in contatto con la carta. Il numero di linee digitate sulla carta viene visualizzato da un indicatore circolare simile a un orologio sulla parte anteriore della scatola. La carta stessa è attaccata a una cintura di materiale simile al velluto, che ruota quando la leva dell’impronta è abbassata. Un gioiello tecnologico destinato a durare un secolo e mezzo, soppiantato da oltre trent’anni dal pc. Come scrive il giornalista Marco Pratellesi, la macchina per scrivere imponeva un processo di scrittura assai diverso da quello che si è affermato con il computer. Intanto lo sguardo. L'occhio non era fisso, prigioniero dello schermo. La scrittura era sincopata. Per evitare troppi errori, e di dover ribattere l'intero foglio, si procedeva per frasi chiuse. Da punto a punto. Si alzava la testa fissando un punto imprecisato nel vuoto. Si pensava a quello che volevamo dire e, una volta impressa nella memoria la frase, le dita scattavano sulla tastiera per fissarla sul foglio “per sempre”. Non esistevano tasti delete o cut and paste. Il foglio che usciva dal rullo della macchina per scrivere per andare in tipografia doveva essere pulito. O, almeno, decentemente pulito. Ciò significava pochi eventuali interventi di correzione fatti a penna. Perciò prima si pensava cosa scrivere, che doveva avere la forma di una frase compiuta; poi si abbassava lo sguardo sul foglio e si batteva sulla tastiera il periodo. Se il risultato non era soddisfacente si cancellava la frase con tante xxxx e si riprendeva dal periodo precedente.

Altri tempi, altro mondo. Una delle nostre camere è arredata con un bel numero di vecchie, care macchine per scrivere. Ospiti scrittori è la vostra camera.