This is not a cliché.

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31
Giovedì,
31 Gennaio 2019

Aperitivo in cucina

È una sorta di processione che si tiene tutti i giovedì. Si parte dal terzo piano della Casa intorno alle sette di sera. I musici, capitanati da Ernesto, iniziano a intonare vecchie canzoni in cui si mescola ladino, italiano e tedesco in una sorta di grammelot che sarebbe piaciuto perfino a Dario Fo. Lo strumento che suona il capo banda assomiglia a un bastone di un capo tribù pellerossa, con campanacci, code in pelle di chissà cosa, trombette rubate a qualche Fiat 500 abarth, nastri e piccoli charleston che fanno una bella confusione. La banda inizia a scendere le scale e invita gli ospiti a uscire dalle camere e ad accodarsi al corteo. Arrivati in fondo, proprio di fronte al ricevimento, è allestito un primo punto ristoro con tanto di bicchieri da riempire con vino bianco, vino rosso e spumante. È la signora Annie a condurre le danze. Qui si tiene il primo sermone che finisce in una cantata collettiva e chi se ne importa se americani, giapponesi, francesi, russi, spagnoli, indiani, coreano non comprendono bene ciò che stanno sillabando. L’importante è partecipare. E si arriva così in cucina, vero cuore della festa. Cabaret pieni di turtles e di formaggi e di speck e di salmone affumicato e altre ghiottonerie sono disseminati in ogni dove e la confusione aumenta, le risate si sprecano, il suono delle armoniche si disperde fra polke, mazurche e cha cha cha. L’energia di Ernesto non solo è proverbiale, ma alquanto contagiosa. Tutti cantano un inno multilingue che ha per titolo: Ospitalità, bella mia. L’aperitivo del giovedì al Perla, che pacchia.