Il fascino di questo posto
non sta in quello che c'è
ma in quello che manca.

This is not a cliché.

Novembre 2018

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Giovedì,
15 Novembre 2018

Su protagonisti e spettatori

Il fuori stagione è per me un momento di riposo, di contemplazione e di visioni future. E così unisco l’utile al dilettevole: me ne vado in giro per le cantine, spesso accompagnato da Michele, Sommelier della Casa, e altri colleghi, a scoprire da dove arrivano le anime della nostra Casa e della nostra cantina, che a volte si incrociano.
Sei al centro, circondato da decine e decine di spettatori – ed è allora che ti rendi conto, con leggerezza, che la posizione poco importa, che il protagonista non sei tu.
Mahatma. Grande anima. Grande anima di vino. Quasi trentamila bottiglie che vivono, invecchiano serenamente nella nostra cantina, ammirate dai visitatori e dagli ospiti di Casa. Vengono poi, quando è il loro tempo, stappate per festeggiare, per memorare, e godersi la nebbia calda e avvolgente che il frutto fermentato sa dare.
Sono in cantina, ormai manca poco alla chiusura della stagione e quindi della Casa. Segno le bottiglie da riordinare e vedo qualche buco che non potrà essere rimpiazzato. Come quello che lascia la bottiglia di Romanée-Conti 2004 della quale posso solo ricordare la gioia di stapparla quella sera di marzo per festeggiare il compleanno di un ospite, al Bistrot. Mentre segno le bottiglie, le guardo, mi ricordo le etichette delle quali ho visitato la terra d'origine, ho camminato la terra, ho conosciuto la dedizione di chi le prende per il collo, una ad una. Qualche anima la conosco qui dentro – ne restano tante da scoprire. Me ne torno di sopra, nel mondo La Perla, e le porte si sono chiuse.
Il fuori stagione è per me un momento di riposo, di contemplazione e di visioni future. Il vino, ahimè, si sa, mi piace. E così unisco l’utile al dilettevole: me ne vado in giro per le cantine, spesso accompagnato da Michele, Sommelier della Casa, e altri colleghi, a scoprire da dove arrivano le anime della nostra Casa e della nostra cantina, che a volte si incrociano.
I luoghi che abbiamo visitato immancabilmente riescono a donarci una forte comprensione delle loro peculiarità e riusciamo ad apprezzarne consapevoli la bellezza. Così, ogni incontro “a casa” del vino, mi regala un legame con la storia, la tradizione e il gusto del vino stesso. Mi fa scoprire l’architettura, che vi racconto in una storia:
“Entri. Ti senti piccolo, ne fai parte. Scendi, scalino per scalino, per giungere al centro. E ti sembra di calcare un palcoscenico in cui gli spettatori sono i protagonisti. Spazio. Luce. Centinaia di occhi saggi e zuppi di nettare dorato stanno lì, immobili, fermi e decisi a guardarti. Comprendi la libertà dello spazio e l’armonia della geometria.”
Rocca di Frassinello, Maremma Toscana, che ho visitato ad ottobre, concepita da Renzo Piano. Ha ideato una cantina essenziale nelle forme e pensata non per essere un monumento al committente o al vino ma esaltando la funzionalità di quello che è e rimane: uno stabilimento, un luogo dove si svolge un lavoro, certo particolare, produttivo, rituale, quasi sacrale, ma allo stesso tempo umile. Facciamo una verticale di Baffonero, il loro vino più importante, che si sfida in un’amichevole challenger con Masseto; ammiriamo le terre dove si erano insediati già gli etruschi. E ora, che conosco un’anima in più, la chiudo nel bagagliaio della mia macchina, pronta per essere raccontata in una piacevole serata in Casa.
Di ritorno all’Hotel La Perla, aspetto gli ospiti che hanno voglia di ascoltare un po’, per celebrare con loro i gusti e gli odori, le mani che lavorano la terra, il riposo e la semplice e avvolgente magia che il vino sa regalare. Al prossimo viaggio, salute!

Paolo