Il fascino di questo posto
non sta in quello che c'è
ma in quello che manca.

This is not a cliché.

Ottobre 2015

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Venerdì,
16 Ottobre 2015

Questa casa è la mia casa

Ero sulla strada degli studi e avevo bisogno di un impiego per l’estate. Come una viandante bussai alla porta della Casa che si aprì miracolosamente: fui accolta senza problemi. C’era bisogno al front office e trovai così la mia prima occupazione. Di sera lavoravo in Casa e di giorno avevo il tempo per studiare. Mi mancava solo la laurea. Non potevo chiedere di meglio. Anche se, devo ammetterlo, il capo ufficio di allora era tanto pignola. Mi faceva scrivere le cose cento volte, controllava ogni virgola, spiegava e rigirava ogni piccolezza, finché non era perfetta. Di sera tornavo a casa chiedendomi se ero all’altezza di un simile compito e mi sembrava di non essere in grado di fare niente.
"Dal front office al seguire Michil in tutto ciò che fa: quando lavorare significa vivere un’esperienza piena e sempre in divenire."
Fortuna che Axl, il mio ragazzo, mi sosteneva in tutto e per tutto. E poi c’è da dire che sono un tipo ostinato: volevo vincere quella sfida a tutti i costi e piano piano trovai il ritmo giusto per affrontare ogni cosa nel modo più corretto. In fondo la pignoleria di quella persona è servita a qualcosa. Ho imparato a prendere appunti, a segnarmi tutto, ho trovato un metodo per tenere in fila lo svolgere delle cose.
E adesso, dopo otto anni che vivo in questa Casa, mi sembra di essere qui da sempre. Da qualche anno seguo Michil in tutto ciò che fa, Michil una ne fa e cento ne pensa. Quindi stargli a ruota non è certo semplice, ma è per me una gioia immensa. Michil è una di quelle persone a cui non servono troppe parole. E anch’io sono un po’ così. Bastano i pensieri per comunicare. Uno sguardo vale più di tanti bla bla bla. Spesso non abbiamo nemmeno occasione di parlarci, di spiegarci, di discutere. Tutto va veloce con Michil. Nel tempo abbiamo trovato un modo di intenderci, che è fatto di reciproca fiducia. Ho imparato la formula per decifrare i suoi messaggi, spesso crittografati all’apparenza. Il mio compito è di interpretare ciò che pensa e di tradurlo in qualcosa di tangibile, concreto. Scherzi a parte, il segreto è probabilmente nella sintonia di pensiero. In moltissime cose la pensiamo alla stessa maniera: condividiamo opinioni, passioni e considerazioni. Se non fosse così, sarebbe impossibile lavorare insieme a lui. Michil insegna tanto: ad avere coraggio ad esempio, con gentilezza. Invita sempre a esporre i propri pensieri, senza avere paura di essere giudicati. Chiede che le cose siano comunicate con chiarezza, per evitare fraintendimenti. Chiede coerenza. E di essere aperti alle critiche e ai consigli. Chiede di captare le capacità di ognuno e farne tesoro. Chiede di accettare le sconfitte traendone insegnamento. Ciò che mi piace di più di questo lavoro è l’assenza assoluta di monotonia. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola: un progetto, un’idea, a volte solo in embrione, una nuova sfida da cogliere e accettare. Sembra di essere in mezzo a un bosco rigoglioso qui in ufficio. C’è una linfa vitale che dona frutti in continuazione. E quando insieme si riesce a raggiungere un obiettivo è pura gioia. E poi c’è la Costa Family Foundation, uno dei progetti più stimolanti e importanti nati in questa Casa. Esserne la coordinatrice, seguire da vicino tutte le attività intraprese, avere contatti con realtà lontane eppure così vicine a tutti noi è un’ulteriore fonte di gioia e di voglia di andare avanti. Sempre. E parafrasando la vecchia canzone di Woody Guthrie che diceva ‘questa terra è la mia terra’, nel mio piccolo posso dire ‘questa Casa è la mia Casa’. E lo dico con estrema riconoscenza.

Elide Mussner Pizzinini