Il fascino di questo posto
non sta in quello che c'è
ma in quello che manca.

This is not a cliché.

Dicembre 2015

L M M G V S D
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
Ieri
Domani
01
Martedì,
01 Dicembre 2015

Presenze sublimi

Siate i benvenuti
Un gran sorriso ci accoglie mentre varchiamo la soglia di quella che diventerà per qualche giorno la nostra casa. “Siate i benvenuti”. C’è un buon profumo, una quiete che ci fa sentire a nostro agio. C’è cura, ricercatezza, niente di ostentato; un’atmosfera di altri tempi verrebbe da dire
Sì, è proprio vero, non c’è una seconda possibilità di lasciare una prima impressione. Venni qui tanti anni fa: viaggiatore curioso, ieri come oggi. Non era nelle mie possibilità pernottarvi, ma volevo carpire il fascino del luogo; di lì passavano – e passano tuttora - star internazionali attratte dal lusso e dalla riservatezza. Ho ricordi sublimi degli spaghetti allo scoglio che degustai: cottura perfetta, vongole deliziose, servizio impeccabile. E che vista! Mi ero sentito una star anch’io! Sì, quel luogo, tra ulivi e rosmarino mi era rimasto impresso. Complice di quella benefica sensazione la distesa d’acqua azzurra, insolita per un montanaro; ma le rocce verticali mi facevano sentire un po’ a casa. Il posto, magico allora, meraviglioso è rimasto.
Ma cosa fa di un albergo una casa speciale? Mille sono i dettagli che possono sfuggire a uno sguardo distratto: la musica scelta in sottofondo, il giovane cameriere che ti saluta per nome, il lino scelto, i bouquet di fiori. La cultura del lavoro che si respira, la cura nelle piccole cose. L’insieme di tutto ciò è il ‘sapere’ dell’ospitalità, e va ben oltre il principio della razionalità. Qui Cartesio si sarebbe dovuto ricredere: ‘ospitare’ non è tanto nella dimensione logica, quanto nella dimensione psicologica. È un dialogo continuo tra hospes –io ospite- e hostis, il foresto, lo straniero: colui il quale mi visita e mi dà la possibilità di crescere, di capire meglio me stesso. L’albergo è una struttura sociale in cui confluiscono persone da ogni dove. Un luogo in cui chi lavora ha il pregio di anticipare i desideri dell’ospite, offrendo dei momenti spensierati. O profondi. Intimi, sublimi, alti.
Hotel Il Pellicano: a picco sul mare, è un posto felice in mezzo a una natura strepitosa. Attenzione, però: felicità non è solo comfort e intrattenimento. Felicità è altro. È vero, come afferma Kant, che l’uomo vuole essere felice, ma egli non può mai dire con sicurezza e precisione che cosa desidera veramente. Non vorrei qui scomodare i grandi filosofi che hanno trattato il tema della felicità, ma una cosa è certa. I luoghi belli contribuiscono alla mia felicità. La natura mi fa felice. E allora tiro in ballo una volta di più Cartesio: il suo approccio -promettere agli uomini di diventare signori e padroni della natura - è stato deleterio per noi moderni.
Non riuscire a capire di fare parte della natura è per l’essere umano un mirare verso il basso, in direzione del regno animale. Invece lo scopo che abbiamo su questo mondo è di elevarci verso l’alto, nel tentativo di capire che siamo Capax Universi. Che abbiamo la capacità, la possibilità e necessità di mirare al sovrumano.
È da un intuito, da una voglia di condivisione di bellezza e non certo da mero calcolo o razionalismo che Roberto Sciò, nel lontano 1965, apre le porte del Pellicano all’Argentario. Un posto storico, fatto di persone speciali. Come la figlia Marie-Louise, o Michele Simbaldi l’intraprendente vice direttore, o Federico il barman d’altri tempi – eccoli ancora, gli altri tempi - che ti offre un sigaro in edizione limitata perché ha notato che il pomeriggio prima ti godevi un toscano originale. E Matteo il cameriere che si ricorda del tuo vino preferito. Però per lui è più semplice, ha già lavorato alla Stüa de Michil.
Fra Perla e Pellicano c’è una chiarezza di visione condivisa. Vorremmo sempre più, con i nostri ragazzi e la famiglia, andare in direzione ‘ospitalità’. E con gli amici toscani abbiamo tante cose che ci accomunano, iniziando dalla cultura del lavoro. Vogliamo diventare ciò che desideriamo, e dico questo senza nessun desiderio di vantarmene.
In questo protendere verso l’alto, verso il sommo, le Dolomiti - come l’Argentario e i mille luoghi belli che abbiamo in Italia - sono un sostegno, un aiuto, un’ispirazione continua. Nei ‘miei’ Monti Pallidi scorgo una bellezza quotidiana e tale bellezza è lo splendore della Verità. Va oltre la ragione, oltre le piste innevate, oltre le strategie di marketing. Pascal dice che il cuore ha le sue ragioni di cui la ragione non sa nulla. Io amo il mio lavoro perché mi dà la possibilità di fare quel che amo in un posto che amo. Sì, questo è lo scopo del mio lavoro: provare a coinvolgere gli ospiti nella bellezza e donare gioia a chi ci visita. Gioia da portarsi dietro, possibilmente per sempre. A patto che, chi ci visita, tenga in mente le proverbiali parole di Cesare: “La colpa, caro Bruto non è nelle stelle, ma in noi stessi che vi abitiamo sotto”.

michil