This is not a cliché.

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01 Febbraio 2016

Mi piace, non mi piace, mi spiace

Mi piacerebbe ci fossero ancora gli Apache che dicevano: nella vostra ascesa, o fateci da guida, stelle siateci maestre, insegnateci a essere, come voi, uniti
"Mi piace Bob Dylan che nel suo “Blowing in the Wind” ci dice che bisogna essere svelti ad acchiappare le risposte che arrivano con il vento"
Mi piace l’amata che ho sposato. Mi piacciono le buone intenzioni, anche se, come diceva Erodoto, una buona intenzione non è ancora una buona azione. Mi piace essere drammaticamente ottimista. Non mi piacciono i giuramenti gratuiti e non mi piacciono quelli che condividono solo lamentele. “Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente” mi piace questo pensiero del Dalai Lama.
E chi bestemmia non mi piace proprio per niente. Mi piacerebbe ci fossero ancora gli Apache che dicevano: “Guardatele mentre sorgono/ sopra la linea d'incontro tra cielo e terra/ Nella vostra ascesa, o fateci da guida, stelle siateci maestre/ Insegnateci a essere, come voi, uniti”. E invece mi spiace per un Europa che va in pezzi. No, non mi piace chi alza le barricate, e non mi piace la violenza dei cinesi contro i tibetani, delle multinazionali contro gli indigeni, degli incivili contro le donne a Colonia e non mi piace chi fa finta di niente e peggio ancora chi dice “non posso fare niente” e poi magari va a investire i suoi risparmi in fondi europei che rubano la terra in Africa e Sudamerica. E non mi piace chi promuove il made in Italy andando a speculare sulle piccole aziende e poi va in tivù a fare il bello, e non mi piace chi si vende un po’ verde e magari etico pensando solo alle strategie di marketing. E non mi piace che le banche ci prendano in giro, anche quelle sudtirolesi. E non mi piace che si dica che la conferenza mondiale sul clima a Parigi sia stato un successo.
Mi piace “Swordfishtrombones” di Tom Waits, straordinario poeta. E mi piace la mostra di Josef Kostner il dissidente che espone le sue opere nei nostri nuovi uffici. Visitale, ne vale la pena. E Tim Buckley, e Bob Dylan che nel suo “Blowing in the Wind” ci dice che bisogna essere svelti ad acchiappare le risposte che arrivano con il vento. Mi piace il Pinot nero sudtirolese. Ma quello francese, quello grande, è insuperabile. Non mi piacciono i capri espiatori. Non mi piacciono quelli che alzano le barricate. Non mi piacciono i cinici sempre e comunque. Mi spiace per Omar Sharif, il sogno panafricano di Lawrence d’Arabia sembra scomparso insieme a lui.
Mi piace il Sassongher sul quale ogni cent’anni si posa un passero a limarsi il becco. E quando tutto il monte si sarà consumato a furia di limare quel minuscolo beccuccio, l’eternità non avrà ancora avuto inizio. Così mi raccontava il mio maestro Lezuo. Un giorno questi monti si sgretoleranno tutti, ma non mi spiace. Non mi piacciono quegli alti pali che hanno montato sulla Gran Risa a La Villa.
Non mi piacciono le auto illuminate a giorno sui piedistalli nei nostri paesi di montagna. Sono come un grande fratello che controlla i consumatori. Così ormai ci chiamano e ci chiamiamo: consumatori.
Mi spiace non essere più coerente e radicale con me stesso. Ma mi piace pensare che possa riuscirci e che le cose possono cambiare. Dolcezza: mi viene in mente il “grande Animo”, sì, mi piace il Mahatma Gandhi, il ribelle gentile, avete in mente la sua marcia del sale? E amo Gesù.
Mi piace tantissimo guardare le mie montagne.
Mi piace guardare i larici spogli; rinasceranno.
Non mi piacciono le abitudini, intorpidiscono i sensi, nascondono il vero aspetto delle cose. È l’abitudine a renderci stolti.
Mi piace pensare che l’anno più bello deve ancora arrivare, e che la più alta ebbrezza di bellezza ancora non l’abbiamo vissuta e che il 2016 sarà un anno migliore di quello ormai passato da un mese.

Michil Costa