Il fascino di questo posto
non sta in quello che c'è
ma in quello che manca.

This is not a cliché.

Maggio 2015

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03 Maggio 2015

Da Ischia a Corvara sotto un cielo unico

Il cielo è sempre lo stesso? Quando dalle finestre che arredano le ampie sale della colazione entra solo grigio mi dico “no, non è lo stesso”. Ma quando dalle finestre è l’azzurro a bussare allora mi dico che sì, forse viviamo sotto un unico cielo. Non ci sono nord e sud e soprattutto la distanza che separa il mare dai monti si fa molto più “picciriella”.
“Tutti pensano che il mare sia una cosa e la montagna un’altra, ma non è così.“
Nei secoli abbiamo iniziato a distinguere il nord dal sud per motivi di orientamento. Seguendo le stelle. Stella Polare e Croce del Sud. Sono stati i marinai a leggere il cielo. E non abbiamo più smesso di farlo. Quando è l’azzurro a disegnare i monti, questi monti che ormai mi appartengono come gli scogli della mia isola, riconosco che è lo stesso azzurro che accarezza il mio mare: un azzurro prima leggero e dopo, con l’andare delle ore, sempre più intenso. E poi di nuovo leggero fino a quando non si dipinge di blu, come diceva la nota canzone di un noto cantante ladino. E vabbuò, sto a pazzià. Certo è che quando qui è tutto azzurro sento che la mia isola è più vicina. La vedo sbucare dietro al Sassongher e mi verrebbe da dirlo a tutti quelli che stanno facendo colazione: “Oh guardate là, c’è Ischia laggiù, non la vedete? È così bella, come fate a non accorgervene?” Poi sorrido e penso al grande Pino, mannaggia. Je so pazzo canticchio fra me e me. Il sorriso non mi manca mai. 
All’azzurro del cielo sono state dedicate molte canzoni, la più famosa è certamente quella scritta da Paolo Conte e resa celebre da Celentano. A volte penso che la magia delle canzoni si diffonda attraverso la luce del cielo. Solo così si spiega come una melodia possa piacere “a prescindere”, come direbbe Totò. E di nuovo, la musica come l’azzurro, avvicina il mare ai monti. Tutti pensano che il mare sia una cosa e la montagna un’altra. No, siamo noi che abbiamo voglia di crederlo. Il mare e i monti suonano la stessa musica: quella della bellezza. Per questo hanno molte similitudini. Quando siete in cima a un cocuzzolo, cosa vedete? Una meravigliosa e sconfinata distesa di cielo. E quando siete su una barchetta in mezzo all’acqua cosa vedete? Una meravigliosa e sconfinata distesa di cielo. E allora il cielo è il nostro soffitto, ovunque noi siamo. Ed è il cielo ad avvicinare il mondo. Certo, tra il mare e la montagna a cambiare è lo stato delle cose: liquido e solido. E nel liquido ci sono i pesci e sul solido sgambettano i camosci. Ma fateci caso: se guardate la superficie del mare, quando è placido e tranquillo sia chiaro, e osservate l’increspatura delle onde cosa vedete? Tanti riflessi, un luccichio che mi ha sempre incantato. E se guardate da vicino le rocce che brillano al sole cosa vedete? Lo stesso luccichio che si disperde nell’aria. Ma non vi voglio convincere che il mare e la montagna siano la stessa cosa. No, certo. Hanno, però, lo stesso fascino, la stessa magia: parlano entrambi la lingua del cuore. Lo so, state già dicendo “ecco il solito sentimentale tutto anema e core”. No, no, vi dico la verità: c’è un po’ di Mediterraneo quassù, lo sento, lo annuso, lo vedo. E quando guardo il cielo dalla mia isola vedo riflesso nell’acqua il profilo dei monti. Certo, non accade tutti i giorni. Ma solo quando è l’azzurro ad avvolgere ogni cosa. Allora anche l’aria si fa più leggera ed è bello uscire all’aperto, dopo aver sistemato tutta la colazione, e respirare a pieni polmoni. E sentire che tutto è più vicino, anche se così lontano. E sentire che siamo parte di questo mondo, troppe volte maltrattato. E per un attimo rivedo la mia isola proprio qui, davanti a me. E ringrazio questo azzurro che mi fa volare lontano, dal ginepro al rosmarino. E per un attimo mi sembra di toccare il cielo con un dito.

Franco d'Orio